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Michael
O'Neill
Who's
Bad Now
[Sleeping
Trout Music 2006]
  
I titoli di alcune delle canzoni di quest'ultimo cd a firma Michael
O'Neill non lasciano dubbi sulla rilevanza che l'orgoglio texano possa
avere sulla musica, e pezzi come Cowboy Ride o l'inequivocabile
Austin parlano chiaro: Michael O'Neill è un altro eroe del Lone
Star State, dove si dice che nella sola città in questione si possa vivere
di musica pur non avendo mai avuto sbocchi sui grandi palchi internazionali
o contratti milionari; perché la musica stessa, che in fondo si respira
a pieni polmoni in ogni angolo della metropoli o del vastissimo Texas,
sembra che abbia ossigeno per tutti quanti, o quasi. Così è, sebbene lo
stesso O'Neill una qualche fama oltre il gran calderone musicale suddetto
l'abbia pur raggiunta, veterano del music business che ha lavorato con
gente come Stevie Ray Vaughan (che d'altra parte, ha reso noto il Texas-blues
oltre i confini dello stato). E adesso per O'Neill tocca alla sua musica,
che non distoglie l'attenzione dalle buone vecchie dodici battute innestandone
gli stilemi su più larghe forme di roots-rock, cantate nei canoni più
prossimi alla tradizione di provenienza e con una punta di innato patriottismo,
dagli stereotipati accenti del country più classico che mai si possa ascoltare
a casa. E non è il caso di Austin, traccia centrale del disco che par
quasi un rock rubato agli ZZ Top, per via di suoni chiaramente anni ottanta
e i toni da roadhouse. No, parliamo piuttosto di brani come la ballata
western di I Don't Remember, più vicina allo stile di Hank Williams,
o la già citata Cowboy Ride sussurrata negli umori del più recente alternative-
country, tra pedal-steel e violino. Dixie Chicken è poi una cover
dei Little Feat che sa di southern, mentre nella decina di solchi riservati
da questo Who's Bad Now vanno conservando un posto particolare
le atmosfere della nostalgica River to the Sea per l'ora che volge
al declino, e la successiva Better, acustica e intimista, ma i
cui toni rimandano ai primi raggi di sole nel risveglio mattutino. Come
si era aperto allora, sulla versione di un'aggressiva title-track a piena
rotazione della band, sulle tracce della stessa in versione acustica si
chiude il tessuto circolare di un album discreto, seppur alle volte però,
non sempre originale.
(Matteo Fratti)
www.michael-oneill.com
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